Un UPS (gruppo di continuità) non serve a tenere i server accesi per ore durante un blackout – serve a dar loro il tempo di spegnersi in modo pulito prima che la batteria finisca, evitando la corruzione di filesystem, database e pool ZFS che uno spegnimento brutale può causare. Un UPS senza spegnimento automatico è mezzo UPS.
Lo strumento è NUT (Network UPS Tools): l'UPS si collega via USB (o rete) al server, NUT ne legge lo stato, e quando la batteria scende sotto una soglia avvia lo shutdown ordinato di tutto. La chicca è la modalità client/server: un solo UPS può proteggere più macchine – il server collegato all'UPS fa da "master" e avvisa gli altri (che spengono per primi, lasciando il master per ultimo). Su Proxmox NUT protegge l'host, che a sua volta spegne ordinatamente le VM.
Le accortezze: dimensiona l'UPS al carico (basta poca autonomia – lo scopo è spegnere, non resistere), testa lo shutdown simulando un blackout (staccare la presa e verificare che tutto si spenga davvero – un NUT non testato fallisce proprio nell'emergenza), e sostituisci le batterie ogni 3-5 anni (invecchiano e l'autonomia crolla senza preavviso). È uno di quei pezzi "noiosi" del homelab che nessuno nota finché un temporale non corrompe un pool ZFS che nessun backup recente copriva.