Le single-board computer (Raspberry Pi 5, e le alternative come Rock/Orange Pi) non sostituiscono un server di virtualizzazione, ma trovano ruoli preziosi in un homelab proprio per il consumo ridicolo (pochi watt) e il costo basso:
- servizi always-on leggeri: Pi-hole/AdGuard, un resolver DNS, ntfy, un bastion, monitoraggio – roba che deve stare accesa sempre ma non consumare nulla
- QDevice per il quorum: in un cluster Proxmox a due nodi, un Pi come terzo voto risolve elegantemente il problema del quorum senza un terzo server intero
- funzioni fisiche/edge: coordinatore Zigbee remoto, sensori, GPIO, un nodo in una stanza diversa
- ridondanza a basso costo: un secondo Pi che replica un servizio critico
I limiti da conoscere: storage su microSD inaffidabile per servizi che scrivono tanto (usa SSD USB/NVMe – le SD si corrompono, è la causa n°1 di grattacapi), niente ECC, I/O e RAM limitati. La filosofia sana: il Pi fa i tanti piccoli servizi always-on a consumo quasi nullo, il mini PC/server fa il lavoro pesante (VM, storage, transcoding). Insieme, un homelab efficiente costa in bolletta come una vecchia lampadina.