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Meglio un docker-compose unico o uno per stack? Come organizzare i servizi

Proxmox e self-hosting 2 min lettura Runbook verificato

Uno stack logico per file: l'app col suo database e i suoi worker stanno insieme (si aggiornano e riavviano come unità), servizi indipendenti stanno in compose separati, ognuno nella sua cartella con il suo .env. Il file unico da trenta servizi sembra ordine ma è una trappola: ogni down tocca tutto, i log si mescolano, e un errore di sintassi blocca l'intero homelab. I collanti tra stack: una network esterna condivisa (docker network create proxy) a cui si agganciano il reverse proxy e i servizi da esporre, e nomi di progetto espliciti. E il dettaglio che scopri al primo riavvio del server: la restart policy di default è no: senza restart: unless-stopped sui servizi, dopo un reboot non riparte niente e sembra tutto rotto. Completano il quadro: versioni pinnate (niente latest sulle cose che ami), segreti nel .env fuori dal file. Le basi di Compose restano quelle.

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