Quando gli agenti agiscono sui sistemi, diventano attori con privilegi – e vanno governati come tali. L'agent identity è la risposta al "chi ha fatto cosa" nel mondo delle non-human identity: ogni agente ha una propria identità distinta (non le credenziali di un umano prese in prestito), con permessi minimi, scope e scadenza propri, e un audit log che attribuisce ogni azione. Così un agente compromesso o impazzito si isola e si revoca senza toccare gli altri, e ogni sua mossa è ricostruibile.
Il kill-switch è il controllo di ultima istanza: la capacità di fermare immediatamente un agente (o l'intera flotta) – revocare le sue credenziali, interrompere il loop, bloccare le sue azioni – quando fa qualcosa di indesiderato. Non è paranoia teorica: un agente in un loop costoso, o indotto da prompt injection a fare danni, deve poter essere spento da un umano ora, non alla prossima release.
È governance che l'AI Act spinge verso l'obbligo per i sistemi ad alto rischio (supervisione umana significativa). I mattoni concreti: identità e token dedicati per agente, HITL sulle azioni irreversibili, sandbox che confina i danni, e un interruttore che qualcuno sappia dove trovare – prima di averne bisogno.