L'orchestrazione multi-agente fa collaborare più agenti su un obiettivo: un orchestratore scompone il lavoro, i sotto-agenti eseguono in parallelo (ricerca, scrittura, verifica), i risultati si ricompongono. I pattern ricorrenti: gerarchico (capo e specialisti), pipeline (catena di trasformazioni), e il più prezioso – generatore + critico, dove un agente produce e un altro, con prompt avversariale, demolisce.
La verità da cantiere: il multi-agente moltiplica i costi e i modi di fallire – errori che si propagano, agenti che si perdono, token che volano. La domanda giusta prima di orchestrare: un solo agente con strumenti migliori ce la farebbe? Spesso sì. Ha senso quando il lavoro è davvero parallelizzabile, quando serve indipendenza dei giudizi (verificatori che non sanno cosa "dovrebbe" uscire), o quando il contesto di uno solo non basta. E le fondamenta restano quelle dei singoli agenti: permessi, sandbox, observability.