La crittografia nasconde il contenuto di un messaggio; la steganografia nasconde la sua esistenza: i dati vengono annidati dentro un contenitore innocuo – i bit meno significativi dei pixel di una foto, le frequenze di un audio, gli spazi di un testo. Chi guarda vede solo una foto di gatti.
Usi legittimi e no: il watermarking è steganografia a fin di bene – marchiare un contenuto in modo invisibile per dimostrarne la provenienza o tracciare chi lo fa trapelare, come fa open-video-watermark nel dominio DCT dei video; sul fronte opposto, il malware la usa per esfiltrare dati in canali che i controlli non guardano. Cugino curioso del tema, al confine con lo storage: b2v, che archivia file arbitrari dentro video standard – non per nasconderli, ma il principio di fondo è parente stretto.